Gianluca Buratto

Reviews

BACHtrack — Stéphane Lelièvre
“Gianluca Buratto compose un Banco au timbre profond et à la ligne de chant constamment soignée, particulièrement dans un « Come dal ciel precipita » très applaudi.”

IT “Gianluca Buratto interpreta un Banco dal timbro profondo e dalla linea di canto costantemente curata, particolarmente in un « Come dal ciel precipita » molto applaudito.”

Gianluca Buratto

Biografia.

Gianluca Buratto è uno dei bassi italiani che si sono distinti sulla scena lirica internazionale per la profondità e la riconoscibilità del timbro, la solidità vocale e una spiccata versatilità interpretativa. Il suo repertorio attraversa epoche e linguaggi differenti, dalla musica antica e barocca al grande teatro musicale dell'Ottocento, fino alla creazione contemporanea, in un percorso che lo ha portato a collaborare con alcuni dei più autorevoli direttori d'orchestra e a esibirsi nei maggiori teatri e festival internazionali. Formatosi al Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano, dove ha studiato canto con Margaret Hayward, ha perfezionato la propria preparazione attraverso masterclass con Sara Mingardo, Ernesto Palacio, Jaume Aragall e Dalton Baldwin. Nel 2006 ha vinto il primo premio juniores al Concorso internazionale di canto «Ferruccio Tagliavini», riconoscimento che ha segnato una tappa importante all'inizio della sua carriera. Poco dopo è stato invitato a interpretare la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi alla Festspielhaus di Bregenz e il Requiem di Mozart alla Graf-Zeppelin-Haus di Friedrichshafen. Fin dagli esordi, Buratto ha coltivato un rapporto privilegiato con il repertorio concertistico e sacro, approfondendo parallelamente la musica polifonica del Sei e Settecento attraverso la collaborazione con il Coro «Claudio Monteverdi», diretto da Bruno Gini. Questa esperienza ha contribuito a definire una formazione musicale attenta alla parola, alla linea vocale e alla consapevolezza stilistica, elementi che avrebbero caratterizzato anche le sue successive interpretazioni operistiche. Particolarmente significativa è stata la sua attività nell'ambito della musica barocca. Tra le prime esperienze figurano l'Oratorio della Settimana Santa di Luigi Rossi, nel ruolo di Pilato, con l'ensemble L'Aura Soave diretto da Diego Cantalupi; la cantata Unser Mund sei voll Lachens di Johann Sebastian Bach con la Capella Savaria e Christophe Coin; Membra Jesu nostri di Dietrich Buxtehude con Il Suonar Parlante di Vittorio Ghielmi, al Festival di Cuenca e al Ravenna Festival; e un programma dedicato alle musiche di Thomas Campion con Il Complesso Barocco diretto da Alan Curtis, nel Duomo di Firenze. Il debutto operistico è arrivato nel 2009 al Teatro Verdi di Trieste, dove Buratto ha interpretato il Sacerdote nella prima mondiale de Il carro e i canti di Alessandro Solbiati. Da quel momento la sua carriera si è sviluppata attraverso un repertorio ampio e articolato, che comprende opere del Settecento, capolavori del melodramma italiano e titoli del Novecento. Tra gli impegni dei primi anni si ricordano Le disgrazie d'amore di Antonio Cesti, nella parte di Piragmo, in una ripresa scenica in tempi moderni al Teatro Verdi di Pisa con Auser Musici e Carlo Ipata; Maria Stuarda di Donizetti, nel ruolo di Giorgio Talbot; La Bohème di Puccini, come Colline; e Virginia di Saverio Mercadante, nel ruolo di Marco, al Wexford Opera Festival. Nello stesso periodo ha affrontato pagine di Bach e Fux, esibendosi al Musikverein di Vienna e nella rassegna Osterklang, oltre a prendere parte a produzioni di Pulcinella di Stravinskij e alla Krönungsmesse di Mozart. Un capitolo importante del suo percorso è rappresentato dall'incontro con Riccardo Muti, con il quale ha partecipato alle produzioni de La Betulia liberata di Mozart e di Jommelli al Festival di Salisburgo e al Ravenna Festival. La collaborazione è proseguita con Macbeth di Verdi, presentato al Festival di Salisburgo e successivamente al Teatro dell'Opera di Roma, dove l'opera ha inaugurato la stagione 2012, oltre che in un'esecuzione con la Chicago Symphony Orchestra. Con Muti ha inoltre preso parte a importanti progetti sinfonico-corali, fra cui la Missa Defunctorum, eseguita alla Certosa di Pavia e al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nel corso della sua attività concertistica ha cantato la Messa in do minore K. 427 di Mozart all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma sotto la direzione di Kent Nagano, il Requiem di Verdi con John Eliot Gardiner e la Messa di Schubert al Festival di Salisburgo diretta da Muti. Ha inoltre interpretato la Johannes-Passion di Bach con Al Ayre Español e Eduardo López Banzo in una tournée tra Germania e Spagna, la Missa solemnis di Beethoven a Cagliari e il Magnificat di Bach in concerto e in registrazione a Londra. Il rapporto con il repertorio monteverdiano e con John Eliot Gardiner ha assunto un rilievo particolare nella sua carriera. Buratto ha interpretato Caronte e Plutone ne L'Orfeo di Monteverdi, oltre a partecipare a esecuzioni del Vespro della Beata Vergine con il Monteverdi Choir e il Monteverdi Orchestra, in tournée negli Stati Uniti, a Londra — per i BBC Proms — e a Versailles. Nel 2017 è stato protagonista della Trilogia monteverdiana diretta da Gardiner, progetto internazionale che lo ha visto impegnato nei ruoli di Caronte e Plutone ne L'Orfeo, di Tempo, Antinoo e Nettuno ne Il ritorno di Ulisse in patria e di Seneca ne L'incoronazione di Poppea. Ha inoltre cantato i Vespri in Italia, al Festival Monteverdi di Cremona e ad Anima Mundi a Pisa, oltre che a Saint-Denis e Versailles. Queste esperienze hanno consolidato la sua reputazione nel repertorio antico, portandolo a esibirsi in importanti istituzioni europee e festival internazionali. Parallelamente, il repertorio operistico lo ha condotto su alcuni dei palcoscenici più prestigiosi d'Europa. Ha interpretato La Bohème a Valencia, alle Terme di Caracalla, alla Dutch National Opera di Amsterdam e in altre importanti produzioni internazionali; Tosca e Thais a Valencia; I due Foscari; Le nozze di Figaro a Barcellona e Zurigo; L'incoronazione di Poppea alle Innsbrucker Festwochen; L'Orfeo a Nancy e alla Salle Pleyel di Parigi; Admetodi Händel al Theater an der Wien; e Il ritorno di Ulisse in patria a Zurigo. Al Maggio Musicale Fiorentino è stato Giorgio Talbot in Maria Stuarda e Nonancourt ne Il cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, mentre a Genova ha interpretato Sparafucile in Rigoletto sotto la direzione di Fabio Luisi. La sua attività si è estesa anche al repertorio contemporaneo. Al Teatro La Fenice di Venezia ha preso parte alla prima assoluta de Il killer di parole di Claudio Ambrosini, opera successivamente ripresa a Nancy, e alla prima assoluta de La leggenda di Alessandro Solbiati al Teatro Regio di Torino. A Venezia ha cantato inoltre in La Bohème e Rigoletto, mentre Mysterium di Nino Rota lo ha visto impegnato al Teatro di San Carlo di Napoli, a Roma e con l'Orchestra Sinfonica di Milano. A queste esperienze si aggiunge la partecipazione a Oedipus rex di Stravinskij con i Berliner Philharmoniker e John Eliot Gardiner, nonché a Guglielmo Ratcliff di Mascagni al Wexford Opera Festival e a Le Duc d'Albe di Donizetti per Opera Rara a Londra. Il Teatro alla Scala di Milano occupa un posto di rilievo nella sua carriera. Buratto ha inaugurato la stagione 2019/2020 interpretando Papa Leone in Attila di Verdi, diretto da Riccardo Chailly. È tornato successivamente sul palcoscenico scaligero come Ferrando ne Il trovatore e ha partecipato a importanti appuntamenti concertistici, fra cui il Magnificat di Vivaldi e la Messa dell'Incoronazione di Mozart. Alla Scala ha inoltre interpretato Sparafucile in Rigoletto e, nel 2025, Jorge da Burgos nella prima assoluta de Il nome della rosa di Francesco Filidei, una nuova produzione che ha segnato un ulteriore incontro con il repertorio contemporaneo. Tra gli altri ruoli che hanno contribuito a delinearne il profilo artistico figurano Papa Leone in Attila, Sparafucile in Rigoletto, Colline in La Bohème, il Commendatore in Don Giovanni, Bartolo ne Le nozze di Figaro, Sarastro ne Il flauto magico, Timur in Turandot, Giorgio Talbot in Maria Stuarda e Claudio in Agrippina di Händel. Quest'ultimo ruolo lo ha portato alla Cité de la musique di Parigi, alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera e alla Royal Opera House di Londra. Ha inoltre interpretato Haly ne Les Indes galantes di Rameau a Ginevra, diretto da Christophe Rousset, e il Grande Inquisitore in Don Carlos alla Staatsoper di Stoccarda. La sua presenza nei teatri internazionali è proseguita con produzioni al Teatro Real di Madrid, alla Dutch National Opera di Amsterdam, all'Opéra National de Paris, alla Bayerische Staatsoper, alla Royal Opera House di Londra, al Teatro di San Carlo di Napoli, al Teatro Regio di Torino, al Teatro La Fenice di Venezia e all'Arena di Verona. Nel 2023 ha debuttato all'Arena come Sparafucile in Rigoletto, ruolo ripreso anche nelle stagioni successive. Nel 2024 ha preso parte al gala internazionale La grande Opera italiana Patrimonio dell'Umanità, trasmesso in mondovisione, e nel 2025 è tornato all'Arena per una nuova produzione di Rigoletto. Nella stagione 2024/2025 ha inoltre affrontato il ruolo di Frère Laurent in Roméo et Juliette al Teatro di San Carlo e quello di Tempo ne Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel al MusikTheater an der Wien. Nel 2026 ha ampliato ulteriormente il proprio repertorio con il debutto nel ruolo di Ramfis in Aida all'Arena di Verona, oltre a tornare nei panni di Colline in La Bohème al Royal Opera House di Londra, al Teatro di San Carlo di Napoli e in altre produzioni internazionali. Tra gli impegni della stagione 2025/2026 figurano inoltre Wurm in Luisa Miller al Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, Barbe-Bleue in Ariane et Barbe-Bleue al Teatro Real di Madrid e Giorgio Talbot in Maria Stuarda alla Staatsoper di Amburgo. Nell'autunno 2026 è atteso come Banco in Macbeth all'Opéra Royal de Wallonie-Liège. Nel corso della carriera, Gianluca Buratto ha collaborato con direttori quali Riccardo Muti, Sir John Eliot Gardiner, Riccardo Chailly, Kent Nagano, Christophe Rousset, Alan Curtis, Fabio Luisi, Carlo Ipata e Vittorio Ghielmi, sviluppando una particolare attitudine al dialogo tra rigore stilistico e intensità teatrale. La sua attività comprende anche un'importante discografia, che spazia dal repertorio barocco al Novecento: La Bohème diretta da Riccardo Chailly per Unitel; Giulio Cesare di Händel per Naïve; l'Oratorio della Settimana Santa di Luigi Rossi per MV Cremona; i Lieder di Carl Philipp Emanuel Bach per Winter & Winter; la Missa pro defunctis di Francesco Cavalli per Tactus; La tromba della divina misericordia di Bassani per Concerto; e Mysterium di Nino Rota per Decca. Artista capace di muoversi con naturalezza tra la ricerca filologica, il grande repertorio operistico e la musica del nostro tempo, Gianluca Buratto continua a costruire un percorso internazionale in cui la profondità della voce di basso si accompagna a una costante curiosità musicale e a una solida presenza scenica.